aggressivo:
facce di culo, vi lascio soli un attimo e tornate tutti al tavolo a fare i compiti.
ipotetico:
è l’inizio di una nuova epoca, poi andrà meglio.
pessimista:
i 40 sono la morte nera.
realista:
pensa a laurà.
ci siamo sentiti per anni i paladini del verbo digitale. abbiamo cavalcato per primi le onde dell’epoca interconnessa, abbiamo scoperto per secondi come funzionava, abbiamo sbracato per terzi nell’orgia social… e per primi, nuovamente, ce ne andiamo? è così che chiudiamo il cerchio?
detto in prosa, nonostante il momento aulico in cui scrivo (per me, ovviamente… voi starete già dormendo) la mia generazione sta mollando la botta sull’internet pubblico. la mia generazione è quella dei nati nella prima metà degli anni settanta, o ultimi anni sessanta. la nostra iniziazione è passata attraverso i primi collegamenti seriali e paralleli, la nostra adolescenza era ancora libri e vinili, ma la nostra punta di diamante è stata l’attività bloggatoria, è stata la new economy, i segreti (mio malgrado) del DOS. siamo la generazione windows (e saibaba solo sa quanto mi pesi ammetterlo).
ebbene sembra che la nascita di nuove forme di vita, la clonazione di se stessi, insomma, il mettere al mondo i figli, sia il più fenomenale acido contro la basicità della nostra vita. abbiamo sempre avuto il dubbio che la famiglia fosse incomaptibile con la vita che facevamo, ma tutto si sta ribaltando, e riscontrarlo così puntualmente mi ha buttato addosso un fiotto di imbarazzo e prurito cui non posso prescindere. sia chiaro: mi fa piacere che sia stata scelta la famiglia (NON in senso cristiano, ma antropologico), non voglio passare per irriducibile, non lo sono. ma mi sentivo in dovere di sollevare lo sguardo su quello che sta succedendo: le pagine che con più piacere ho sempre letto su internet, insomma i blog dei miei amici, non ci sono praticamente più (e io sono stato tra i primi a smettere di scrivere). e se devo essere sincero anche i miei amici non ci sono praticamente più, ognuno in cammino altrove.
la vita ci ha preso tutti in contropiede, giusto per testimoniare che è ancora lei a dettare le regole. macigni sono cascati dal cielo, vortici sono sorti sotto al culo. siamo sempre orgogliosi di stare nella stessa barca, anche se tutte le energie servono per non farla finire a fondo. quasimodo parlava di sera subito e montale di tutto il suo travaglio, e noi ci siamo cascati dentro in pieno: stiamo passando dai bit alle bavaglie, dai gin tonic agli idraulici, dai conti del bar a quelli della banca. dai viaggi nelle baite a quelli negli ambulatori. come è semplice e banale. come è difficile e incerto.
tiro fuori a caso un vinile dagli scatoloni che mi ha lasciato ezio prima di partire per miami. pink floyd: meddle. bella scelta. un buco di un orecchio in copertina. loro giovanissimi. io pieno di peli bianchi.