archivi di November, 2009




il curolleggio

Wednesday, November 18th, 2009

ovvero curry pollo e taleggio

ho notato che ci sono ricette per fare il pollo con lo zola, e ovviamente c’è il celeberrimo pollo al curry. io avevo del pollo, del taleggio invece dello zola, e del curry, e non ho resistito alla tentazione di mettere tutto assieme.
metti un filo d’olio nella padella, ci metti il pollo (io non l’ho fatto a pezzetti per pigrizia, ma avrebbe anche senso), un po’ di sale, e inizi a farlo cuocere. da ambo i lati.
nel frattempo togli la crosta e fai a cubetti il taleggio. preparane quanto ne vuoi, più ce n’è più il pollo annega, tieni solo conto che alla fine te lo devi magnare tutto.
il curry l’ho aggiunto a due terzi della cottura.
quando il pollo è cotto e dorato, buttaci il taleggio, in modo che faccia giusto in tempo a sciogliersi.
come sempre, servire senza dire cosa è. gli ospiti tendono ad apprezzare di più il piatto.

p.s.: ho letto da qualche parte che la carne va cotta girandola una sola volta. sposo la tesi, ci si sbatte di meno.






considerazioni banali

Tuesday, November 17th, 2009

aggressivo:
facce di culo, vi lascio soli un attimo e tornate tutti al tavolo a fare i compiti.

ipotetico:
è l’inizio di una nuova epoca, poi andrà meglio.

pessimista:
i 40 sono la morte nera.

realista:
pensa a laurà.

ci siamo sentiti per anni i paladini del verbo digitale. abbiamo cavalcato per primi le onde dell’epoca interconnessa, abbiamo scoperto per secondi come funzionava, abbiamo sbracato per terzi nell’orgia social… e per primi, nuovamente, ce ne andiamo? è così che chiudiamo il cerchio?
detto in prosa, nonostante il momento aulico in cui scrivo (per me, ovviamente… voi starete già dormendo) la mia generazione sta mollando la botta sull’internet pubblico. la mia generazione è quella dei nati nella prima metà degli anni settanta, o ultimi anni sessanta. la nostra iniziazione è passata attraverso i primi collegamenti seriali e paralleli, la nostra adolescenza era ancora libri e vinili, ma la nostra punta di diamante è stata l’attività bloggatoria, è stata la new economy, i segreti (mio malgrado) del DOS. siamo la generazione windows (e saibaba solo sa quanto mi pesi ammetterlo).
ebbene sembra che la nascita di nuove forme di vita, la clonazione di se stessi, insomma, il mettere al mondo i figli, sia il più fenomenale acido contro la basicità della nostra vita. abbiamo sempre avuto il dubbio che la famiglia fosse incomaptibile con la vita che facevamo, ma tutto si sta ribaltando, e riscontrarlo così puntualmente mi ha buttato addosso un fiotto di imbarazzo e prurito cui non posso prescindere. sia chiaro: mi fa piacere che sia stata scelta la famiglia (NON in senso cristiano, ma antropologico), non voglio passare per irriducibile, non lo sono. ma mi sentivo in dovere di sollevare lo sguardo su quello che sta succedendo: le pagine che con più piacere ho sempre letto su internet, insomma i blog dei miei amici, non ci sono praticamente più (e io sono stato tra i primi a smettere di scrivere). e se devo essere sincero anche i miei amici non ci sono praticamente più, ognuno in cammino altrove.
la vita ci ha preso tutti in contropiede, giusto per testimoniare che è ancora lei a dettare le regole. macigni sono cascati dal cielo, vortici sono sorti sotto al culo. siamo sempre orgogliosi di stare nella stessa barca, anche se tutte le energie servono per non farla finire a fondo. quasimodo parlava di sera subito e montale di tutto il suo travaglio, e noi ci siamo cascati dentro in pieno: stiamo passando dai bit alle bavaglie, dai gin tonic agli idraulici, dai conti del bar a quelli della banca. dai viaggi nelle baite a quelli negli ambulatori. come è semplice e banale. come è difficile e incerto.

tiro fuori a caso un vinile dagli scatoloni che mi ha lasciato ezio prima di partire per miami. pink floyd: meddle. bella scelta. un buco di un orecchio in copertina. loro giovanissimi. io pieno di peli bianchi.






gli alberi

Thursday, November 12th, 2009

ho 37 anni. ho il riscaldamento in casa. ho una connessione adsl.
siamo i primi figli dell’informatica. e metà di noi odia l’informatica. forse per colpa del digital divide, perchè potersi immergere nell’informatica era roba da benestanti. adesso pure i benestanti si stanno distaccando, o quantomeno stanno passando dall’altra parte del bancone (per citare un lessico da bar), lasciando la prima linea ingenua ed innocente per ritirarsi nelle trincee della tecnicità. ma l’informatica è la nostra grande opportunità culturale, il nostro nuovo linguaggio, per dirla schiettamente.

cosa vuol dire per una generazione vivere un cambiamento di linguaggio? vuol dire qualcosa che accade con una periodicità millenaria. si dice che il cervello umano abbia un pezzetto, un qualche decigrammo, dedicato al linguaggio. e sono cose che darwinisticamente non si creano da un giorno all’altro. ebbene la nostra generazione ha visto cambiare il contenuto di questo “tocco” di cervello. la portata è ancora tutta da commisurare e assaporare, entusiasmo e campanilismo (mio e dei tecnicisti come me) a parte. e per essere più precisi il grande cambiamento non sta nel passagio dal decimale al binario, ma dal lineare all’albero. anzi, per dirla un po’ più correttamente, dal sequenziale al grafo.
la storia si distacca dalla preistoria per l’invenzione della parola scritta. il linguaggio scritto come lo intendiamo è lineare. un libro si legge parola per parola, riga per riga. linearmente. un programma è un grafo, li chiamavamo diagrammi di flusso. si passa da un ragionare lineare, ad un ragionare ad albero. si impara a non aspettare più la parola seguente, ma a scegliere il nodo successivo, con la consapevolezza che ci sono anche gli altri nodi possibili, quelli non scelti. negli anni ottanta si parlava di universi paralleli. oggi parlerei di siblings, di fratelli del nodo in cui ci si trova all’interno dell’immenso grafo che è la conoscenza.
se qualcuno oggi mi chiedesse cosa vuol dire programmare gli direi che è la capacità di muoversi su un albero. come il barone rampante, che non si ritira in mare, o in una stanza, ma su un albero. imparare a rappresentare i problemi come un’insieme di particelle tra loro legate da forze, legami, relazioni, che portano ad altre particelle, che creano un tessuto di particelle cui tutti facciamo parte. non è più importante la scelta del singolo, ma la logica con cui ogni singolo compie le proprie scelte, moltiplicato per tutti i singoli del grafo, fino a generare i fenomeni di massa, i comportamenti sociali. come un algoritmo ricorsivo che non contempla tutte le combinazioni di scelte possibili, ma solo le regole con cui ogni particella compirà la propria scelta.

è ovvio che scrivendo con la lingua scritta come sto facendo ora, con il linguaggio che ci ha distinto dalla preistoria, non si possa spiegare ciò che ci sta distinguendo dalla storia. un po’ come non è possibile con le parole descrivere la musica. forse è per questo che anche i blog lasciano il passo ai social network, che ftp lascia il passo al peer to peer.