niente, dovevo partire per milano alle 11 di mattina, per lavoro, e per finire questo libro sono andato a letto alle 9. della stessa mattina, ovviamente. e l’appuntamento di lavoro è pure andato bene. sprizzavo numeri da tutti i pori.
ogni capitolo volevo prendere in mano il cellulare e chiamare una diversa delle persone della mia vita. ogni svolta nella trama mi ha fregato. ogni volta che il cerchio sembrava chiudersi, cambiava dimensione. e alla fine? alla fine niente, il nulla, tabula rasa, e il libro mi ha riportato fuori, alla luce, pronto per un nuovo giorno, pure col sole, in tutta questa pioggia. non ho chiamato nessuno, e non credo lo farò mai. ho tagliato la testa al toro e mi sono innamorato della tipa in copertina.
il confine tra il banale e il profondo è sempre lì, tocca di sporcarcisi le mani, ma a volte, raramente, si riesce a passarlo. questo libro è nato per il successo. non vorrei averlo scritto io, tantomeno così giovane: il povero paolo giordano se lo dovrà portare sul gobbo per tutta la vita, perchè è la prima volta che qualcuno, con gli stessi strumenti di tutti gli altri, è riuscito a dire tutto quello che serviva senza, all’apparenza, aver detto niente di nuovo. vedremo tra vent’anni chi resterà a galla nella nostra memoria.