
…e allora mi sono messo a leggere “la venere in pelliccia”, un libricino che mi prestò il mio conquilino secoli fa, e che stava lì a prendere la polvere, nugoli di polvere, sul comodino.
si tratta di un classico, scritto da Leopold von Sacher-Masoch (carino il nome leopoldo per un figlio…): per chi non l’avesse ancora capito, quello da cui deriva il termine “masochismo”. e non centra nulla con la pasticceria.
il racconto, o breve romanzo, non l’ho ancora iniziato, e temo sarà di una noia mortale, in compenso la mia edizione ha una splendida prefazione di Oreste Del Buono. ma quanto scrive bene ODB?
brutalizzando e riassumendo un riassunto della sua vita: il piccolo leopold viene maltrattato dalla madre, subisce angherìe dalla zia figa e in pelliccia (ma su questo non si può discernere tra realtà e mistificazione), è figlio del capo della polizia al servizio dell’impero absburgico, vive decenni di guerre e torture sociali. e quindi, nella vita prima ancora che nella finzione, leopoldo insegue perdutamente il ripetersi eterno di quella situazione traumatica che ha segnato la sua infanzia. insegue donne belle e indecenti, intellettualmente povere, ma gravide di odio per il genere maschile, e chiede loro (con tanto di contratti scritti che solo quelli meriterebbero una trattazione a parte) di essere maltrattato, tradito, punito. ma sempre senza rovinare la sua dignità di cittadino, ovvero tutto in privato, e sempre lasciando almeno 6 ore al giorno di pace allo schiavo per portare avanti la sua attività letteraria. come dire, prima di tutto sono un cittadino onorabile, e uno scrittore prolifico, poi sono un masochista, IL masochista ante litteram.
tutto questo finchè le sue donne/amanti non sfioriscono, finchè non perdono verve, finchè il contratto non scade (6 mesi, durava).
da qualche parte lessi che tra i sadici e i masochisti, sono i masochisti che gestiscono il gioco, al di là di quello che si potrebbe credere di primo acchito. infatti è chi ha bisogno di stare male, che ha più potere, rispetto a chi ha bisogno di procurarne.
non ho nemmeno finito la prefazione di odb perchè mi sono addormentato pacifico come un bimbo, ma ho già capito che la storia di leopold è, in fondo, la storia di ognuno di noi. certo, per alcuni la cosa è un pelino più cronica, per altri si risolve in periodo adolescenziale, ma in generale è sempre l’imprinting del rapporto coi genitori, che finisce a impiastrare il rapporto di coppia.
stamattina mi sono svegliato e ho ripensato a tutto questo, e mi ha fatto stare meglio. alle otto e venti ero in studio.
p.s.: leopold è dell’ottocento. come la psicanalisi. il marchese de sade è arrivato appena prima, e il cinema appena dopo. veniamo tutti da lì, ma lo possiamo capire solo ora che abbiamo qualche decennio di vita alle spalle. se ce l’avessero spiegato a scuola, non sarebbe servito a nulla.