archivi di March, 2007




dibattiamo…

Saturday, March 24th, 2007

“The trader” ha lasciato un commento al mio post precedente. stavo rispondendo, ma mi sono accorto che il discorso è delicato, e merita un post a parte.
il diritto intellettuale è tutto, e non è minimamente messo in discussione. è anzi proprio in difesa di quello che mi inalbero contro editori e distributori.

  • punto primo: come editore/distributore consideriamo ad esempio la sony che, come saprete, si è comprata pressochè tutte le più grandi etichette discografiche del mondo per garantirsi potere distributivo, ovvero per garantirsi - giusto per fare un esempio - di spingere il proprio formato di dvd hd invece di quello della concorrenza. facile da comprendere: se tutti i dischi/film escono nel formato proprietario sony, siamo obbligati a comprare lettori sony, o se non altro i produttori di lettori dovranno adottare il formato proprietario sony. e per questo devono pagare la sony. non fa una piega.
  • punto secondo: consideriamo il paradigma open source. chi fa software e lo rilascia in open source come fa a campare? sembrerebbe incomprensibile che gente (e sto parlando anche dei migliori programmatori del mondo: vedi un tal Linus Torvalds, ma è solo la punta dell’iceberg) impieghi “tempo, impegno e denaro” (per usare le parole di The Trader) per produrre qualcosa che poi i ragazzini si scaricano legalmente e gratuitamente.
  • ecco, ve lo spiego: linus torvalds è pieno di soldi. si badi bene: non è l’uomo più ricco del mondo. non ha miliardi di euro da non sapere cosa farsene. ma è un benestante. è un professionista strapagato da fior fior di multinazionali.
  • quindi com’è che funzia? funzia che quello che viene pagato è il lavoro. e il lavoro è suo, il diritto d’autore è pienamente rispettato.
  • esempio: sei un’azienda che usa linux. hai bisogno di sviluppare qualcosa di complesso, e che non esiste ancora. chiami torvalds, ti fai fare un preventivo, e lui lavora per te. quello che produce serve a te, è customizzato su di te, segue le tue specifiche. quindi tu sei soddisfatto e hai ciò che ti serve. linus è soddisfatto perchè è stato pagato. in più, chiunque abbia bisogno della stessa cosa, chiunque abbia le stesse specifiche che avevi tu, può usare liberamente il prodotto fatto. il prodotto diventa standard, e si riparte per sviluppare nuovi prodotti.
  • dirai: grazie al cazzo… ma così il mio vantaggio competitivo dove sta, se poi tutti usano quello che ho pagato io…
  • e io ti dirò: hai mai pensato quanti soldi hai risparmiato potendo usare liberamente tutto il parco software opensource già esistente?!? hai mai pensato quanti soldi ti sarebbe costato far sviluppare da zero, o anche solo pagare la licenza di utilizzo per tutto il ben di dio che gira sui tuoi server? eh? quanto avresti pagato? di più o di meno che farti sviluppare solo ciò che ancora non esiste?
  • e questo discorso non lo faccio io, lo fa la IBM, che a tutt’oggi è la più grande realtà informatica al mondo, più di microsoft e di chiunque altro. IBM spiega che non è sostenibile un modello di software esclusivamente proprietario, perchè è solo un freno allo sviluppo, e un freno fa produrre meno, fa sprecare risorse, in ultima analisi fa fare meno soldi. IBM non fa beneficienza, ma è tuttavia un’azienda illuminata da questo punto vista. IBM è un po’ di anni che monta linux sulle proprie macchine, e spende soldi per spingere linux come piattaforma.
  • un altro esempio. prendiamo un programmatore che non è un genio come torvalds. ha qualche cliente, qualche azienda della sua città. sviluppa software in open source. dalle aziende si fa pagare l’installazione, la customizzazione, la consulenza, l’assistenza sul suo software. il programmatore guadagna. l’azienda risparmia. e la paternità del software è pienamente rispettata. chiunque lo può usare, ma nessuno lo conoscerà mai come chi l’ha fatto, e chiunque avrà bisogno chiamerà il programmatore.
  • torniamo alla musica. il vecchio modello prevedeva che l’unico modo di far circolare la sua opera era di farne copie, dischi, cd, e ovviamente farle pagare. più si vende più si guadagna.
  • io comprendo perfettamente che bypassare questo modello possa sembrare un mandare tutto a culo. il passaggio è drastico. ma se ci ragioniamo un po’ non è per nulla impossibile.
  • per capire bisogna considerare le cifre. prima solo una minima, minimissima percentuale di chi produceva contenuti poteva accedere alla distribuzione. solo una piccolissima percentuale di chi aveva un gruppo musicale poteva sperare di vedersi produrre un cd. andando oltre, solo una piccolissima percentuale dei cd prodotti vende in modo rimarcabile, ovvero fa fare qualche soldo. la stragrande maggioranza dei dischi prodotti se vende 500 copie è andata bene, e, nel caso non lo sapeste, l’autore, il gruppo musicale, percepisce una percentuale del costo di copertina che è ridicola. se un cd costava 20 o 30 euro, l’autore ne percepiva 1 o 2. non è uno scherzo. perchè tutto il resto finiva per pagare tutto il sistema: il negozio che lo vende, la plastica della custodia, la duplicazione del supporto, la stampa della serigrafia e del booklet, il camion che lo trasporta, la pubblicità su carta e tv, e, ovviamente, il produttore e l’editore. la stragrande maggioranza dei cd messi a catalogo dagli editori vende meno di 500 copie, il chè vuol dire che l’autore, il gruppo musicale, può guadagnae 500 o 1000 euro. ma andiamo oltre. una piccola percentuale vende di più di 500 copie. ne vende qualche migliaio. questo significa che il gruppo sta diventando conosciuto. vuol dire che il disco è passato da qualche radio, che il nome del gruppo è noto, che gli spettacoli del gruppo hanno un seguito. e il gruppo quanto piglia? fate voi i conti. qualche migliaia di euro. ridicolo. un gruppo che passa la propria vita a perfezionarsi, che si fa una gavetta di anni, che si compra gli strumenti, che si paga le sale prove, che si paga gli spostamenti, alla fine guadagna qualche migliaia di eruo, che divisi per i componenti del gruppo è una cifra ridicola. solo chi diventa una rockstar comincia a poter campare decentemente con il proprio lavoro. e solo alcune rockstar in tutto il mondo diventano ricche, e i loro nomi li conosciamo tutti quanti. tutti gli altri, tutto il restante 99,9999% della popolazione umana che fa musica, che vorrebbe dedicare la propria vita a fare musica semplicmentente non può, perchè creperebbe di fame. chi vuole fare musica deve anche fare un altro lavoro per campare.
  • questo è il sistema che ancora oggi si protrae.
  • e noi dovremmo incazzarci perchè i ragazzini copiano gli mp3 illegalmente? e perchè mai dovremmo prendercela? non è forse meraviglioso che chiunque fa musica finalmente abbia la possibilità di distribuire globalmente e gratuitamente il prodotto del proprio lavoro? tanto, spero si sia capito bene, non ci avrebbe guadagnato un cazzo comunque. solo madonna è diventata molto ricca. tutti glia altri no. ma nemmeno ci riescono a campare dignitosamente con la musica.
  • rincaro la dose. vogliamo forse credere che quei pochissimissimi fortunati che si vedono prodotto il proprio cd, e lo vendono, e vendono migliaia, o magari centinaia di migliaia, o magari milioni di copie, sono i migliori? vogliamo forse credere che chi vende è più bravo di chi non vende? che la musica che vende di più è quella fatta meglio? non è forse che sappiamo tutti benissimo che la musica che vende è semplicemente quella prodotta per vendere, quella che è più mediocremente fruibile dalla maggior parte della gente? non è forse che tutti diciamo che i take that fanno dischi di merda ma vendono perchè sono orecchiabili, perchè fanno il pezzo giusto, al momento giusto (e qui è il produttore ad essere l’artefice, non di certo i take that)? non è forse che il sistema discografico fa vendere dischi che sono facili, e riesce a venderli perchè li spinge con la pubblicità? non lo sappiamo forse tutti che tutte le hit parade sono pilotate dagli editori? non lo sappiamo forse tutti che puoi anche essere un genio, ma se non ti produce la sony i soldi non li fai?
  • e allora… dai cazzo… siamo seri: che danno fa chi copia gli mp3? o per meglio dire: a chi fa danno? al mondo degli autori, o al mondo delle multinazionali? fa danno alla buona musica, o fa danno alle società discografiche? abbiamo capito o no come cazzo funziona questo sistema? a noi, a noi utenti finali, cosa importa davvero? di ascoltare la musica che ci piace, o di ascoltare quella che ci vogliono vendere in più copie possibile?
  • e ora, per chiudere il cerchio, torniamo all’open source e alla musica. il concetto di open source può essere applicato a qualunque contenuto, oltre ai programmi. gli americani hanno lanciato il marchio creative commons. a me sta bene, mi sembra un modello giusto, e lo appoggio. creative commons prevede che tu poni il tuo diritto d’autore su un contenuto, ma nel contempo ne permetti la libera circolazione. ti appropri della distribuzione, o per meglio dire, la consenti, a discapito del sistema tradizionale distributivo che vorrebbe vedere distribuiti solo i contenuti stampati su cd o su carta, e quindi vendibili in più copie, e quindi su cui ci può fare soldi. il sistema ci può fare soldi, non tu autore. a meno che non sei madonna.
  • come può fare soldi un gruppo che distribuisce i propri brani come mp3 protetti da licenza creative commons? semplice: come fa soldi linus torvalds? non è forse possibile la stessa identica cosa per chi scrive note sul pentagramma invece che righe di codice? gli autori, da quando la storia dell’umanità è stata scritta, guadagnano quando suonano, come i programmatori open source guadagnano quando gli viene chiesto di scrivere software. i musicisti guadagnano quando fanno i concerti, chiariamoci bene le idee, rarissimamente guadagnano davvero vendendo dischi. i gruppi musicali guadagnano facendo serate in giro, facendo apparizioni in tv, non aspettando che la sony li caghi e gli faccia una campagna pubblicitaria dirompente per far vendere i cd. e in tutto questo, la libera distribuzione dei contenuti è il migliore dei mezzi possibili, e le multinazionali lo sanno, per questo spendono miliardi in campagne pubblicitarie in cui danno dei pirati, dei ladri, dei malviventi a chi copia i loro cd invece di pagarli 20 o 30 euro.
  • se io sono un bravo musicista la mia musica piace, il mio mp3 circola, il mio nome circola, la mia fama aumenta, i miei concerti si riempiono, i miei cachet aumentano. se io faccio qualcosa che alla gente interessa, il modo di fare i soldi arriva. se linus torvalds scrive buoni programmi, le aziende lo chiamano, se la mia chitarra fa sognare la gente, la gente paga il prezzo del biglietto per ascoltarmi dal vivo.
  • e qui apro l’ultimo punto, essenziale: quello che io metto in un mp3 della mia canzone, quello che io metto nel jpg di un mio quadro, non è la mia canzone originale, e non è il mio quadro originale. se vuoi l’originale lo paghi, ed è sempre stato così. lo sappiamo tutti benissimo che ascoltare un gruppo dal vivo non ha paragone con l’ascoltarsi l’mp3 sul pc. vedere le opere di un pittore ad una mostra non è come vedere un jpg sullo schermo. questo è il punto cruciale che si sottovaluta. la libera distribuzione dei contenuti digitali è solo distribuzione, è solo comunicazione, ma l’opera vera è altrove, e rimane l’unica cosa davvero valida. voi potete avere sui vostri hard disk tutti gli mp3 del mondo, ma andare in discoteca a sentire un dj che ci piace, andare in un parco a sentire un concerto, quella è la cosa unica e irripetibile, quella è la vera e unica fruizione dell’opera d’arte. e in quella nessun editore/produttore/distributore centra un cazzo di niente, lì c’è solo il mio quadro e il mio pubblico, ci sono io che suono, io che vibro sul palco con i miei fan. quello è ciò che vale. e la libera distribuzione dei contenuti non può che aiutare la gente ad arrivare a quello.
  • copiare liberamente mp3 non è un’emerita stronzata, caro trader. è una piccola grande rivoluzione che io spero vivamente possa consacrarsi. per il bene di tutti gli onesti autori, e per il bene di tutti i simpatici fruitori. per il bene dell’opera d’arte.





’ste ruote che girano, e le palle anche, e il fuoco che brucia… vista! wow!

Thursday, March 22nd, 2007

partendo da questo articolo su windows vista (linkato e gentilmente tradotto da emaskew) mi ero messo a scrivere delle note. poi mi sono fatto prendere, e le note sono diventate uno sfogo, che riporto per intero più avanti nel post.
poi mi sono fatto un caffè, e ho lasciato placare l’impeto, e mi sono messo a tirare delle conclusioni. una lista puntata di conclusioni:

  • il sistema editoriale tradizionale, quello che è nato con gutemberg e che si è protratto fino ai giorni nostri, ha sempre tratto i suoi ritorni economici dalla riproduzione e dalla distribuzione del medium (mezzo) fisico contenente l’opera.
  • se si voleva ascoltare musica bisognava comprare un disco (un pezzo di plastica), e questo disco, in quanto fisico, andava trasportato dal luogo di produzione al luogo di fruizione, cioè casa nostra. tutto questo ha sempre avuto dei costi (ovvio), e questi costi sono sempre stati coperti dal fruitore (ovvio).
  • se si voleva leggere qualcosa serviva un libro, fatto di carta, venduto nelle librerie, posato negli scaffali di casa. tutto con un costo, che finisce nel costo di copertina.
  • se si voleva vedere un film si doveva andare al cinema. il mantenimento di un cinema aveva dei costi. la pellicola aveva dei costi ecc. ecc., da cui il prezzo del biglietto.
  • poi sono arrivati i media digitali. i media digitali hanno come caratteristiche intrinseche la riproducibilità infinita, gratuita e senza perdita di qualità, e la fruibilità globale. sono cose intrinseche. come il fatto che il fuoco è caldo e che la ruota rotola. non è vero che ci sono i media digitali buoni e legali che non si copiano e non si distribuiscono liberamente, e quelli cattivi e illegali che si possono copiare e distribuire. tutti i fuochi sono caldi, e tutte le ruote rotolano, ed è giusto che lo facciano. è quella la loro natura. è quello il loro scopo. è quella la loro utilità.
  • nel momento in cui la musica è diventata un mp3, i film un divx e i testi degli ipertesti, il sistema editoriale tradizionale ha visto minate le sue fondamenta.
  • niente più costi di riproduzione, niente più costi di distribuzione.
  • come sta reagendo il sistema editoriale? cercando disperatamente di snaturare i media digitali. cercando di renderli irriproducibili e indistribuibili senza un’autorizzazione, senza un pagamento. ovvero cercando di rendere il fuoco freddo e la ruota quadrata.
  • tutto questo è stupido e dannoso.
  • stupido perchè non si può andare contro la natura delle cose, perchè non si può bloccare la normale evoluzione tecnologica di una società, perchè non si possono fare le ruote quadrate per bloccare il movimento delle persone e il fuoco freddo per far scaldare solo gli abbonati.
  • dannoso perchè la riproducibilità e fruibilità dei media digitali sono la più grande ricchezza che proprio gli autori hanno oggi a disposizione.
  • siamo finalmente in un’era in cui chiunque può proporre le proprie opere ed idee a chiunque. senza costi. senza limiti. siamo finalmente in un’era in cui l’autore ha come unico limite la propria creatività, la propria capacità, insomma se stesso, e non qualcun altro o il lavoro di qualcun altro.
  • quindi cosa vogliamo fare?
  • vogliamo andare contro la natura delle cose per garantire a madonna di continuare a guadagnare miliardi?
  • vogliamo andare contro la natura delle cose per continuare a far fare miliardi ai divi di holliwood?
  • vogliamo andare contro la natura delle cose per continuare a far circolare libri di bruno vespa?
  • vogliamo andare contro la natura delle cose per mantenere un sistema di produzione/distribuzione che, semplicemente e naturalmente, non serve più?
  • no che non lo vogliamo.
  • e non lo vogliamo perchè noi siamo smart.
  • noi non vogliamo che per garantire dei privilegi che non hanno più senso si tolga la libertà a tutti, noi non vogliamo che l’uomo più ricco del mondo (bill) diventi anche il controllore supremo della riproducibilità e fruibilità dei media digitali.
  • noi non accettiamo che siano state fatte delle leggi che ci hanno messo tutti fuori legge (chi di voi non ha un mp3 copiato scagli la prima pietra! per non parlare dei dvd che inserite nel lettore, o dei programmi installati nel vostro pc). non lo vogliamo perchè, semplicemente e naturalmente, una legge che mette tutti fuori legge è una legge sbagliata, che non ha senso, che serve solo a pochi per controllare tutti.
  • noi siamo smart, e ci girano i coglioni a sapere che ci hanno messo tutti fuori legge solo perchè sfruttiamo le caratteristiche intrinseche dei media digitali, solo perchè facciamo rotolare ruote e ci scaldiamo col fuoco.

ecco invece lo sfogo originale:

niente, sarò patetico, ma io mi infèrvoro ancora quando sento queste cose.
il diritto d’autore va tutelato, è un punto saldo della modernità, ma la distribuzione e l’editoria tradizionali non hanno più senso di esistere quando si parla di contenuti digitali.
punto. cristo. basta. essere editori e/o distributori come lo si era nell’era analogica NON HA PIU’ SENSO nell’era digitale, perchè tutti sono distributori di se stessi, e tutti possono accedere ai contenuti di tutti. perchè diavolo devo condividere qualunque eventuale guadagno dovuto al diritto d’autore con un editore o con un distributore? cosa editano? cosa distribuiscono? niente. è solo un castello di gente inutile che cerca, a suon di cause internazionali, ti tenere in piedi i propri privilegi anche nel mondo digitale.
un tempo un editore aveva senso perchè cercava gli autori, li sceglieva, li curava, li cresceva, e poi li proponeva al pubblico. e un distributore aveva senso perchè faceva fisicamente arrivare il supporto dell’opera al pubblico. tutte cose che l’autore da solo non poteva fare. il diritto è sempre e solo stato dell’autore, ma veniva condiviso (pesantemente… ma vabeh…) con altri soggetti, che avevano un senso nella catena di produzione/fruizione dell’opera.
oggi editori e distributori non servono più a nulla. eppure continuano a pretendere i loro dazi. e per farlo cercano in tutti i modi di controllare, di frenare, di alterare i media digitali che per loro natura sono senza costi, autodistribuentisi, fruibili da chiunque in qualunque momento.
invece oggi editori/distributori pretenderebbero di fare supporti che non si possono copiare (cioè andare contro la natura del medium, come dire: la ruota gira per sua natura? allora facciamola quadrata, sennò se ne va in giro), di fare software che devono solo controllare altri software (cioè sprecare risorse, come dire: prima ti telefono per dirti che ti sto per telefonare, poi faccio la telefonata vera, poi ti richiamo per dirti che la telefonata è finita).
una volta un editore serviva perchè trovava l’autore sconosciuto, sapeva leggere in lui il suo valore, gli dava i mezzi per diventare “artisticamente” adulto e, infine, spendeva la sua credibilità proponendolo al pubblico.
oggi invece gli autori fanno tutto da soli. prendete un blogger: a costo zero, senza l’aiuto di nessuno, si mette a scrivere, pubblicare e distribuire il suo pensiero. e nessun editore se lo caga. ma lui insiste, scrive per anni, scrive bene, giorno per giorno, lettore per lettore si fa la sua audience, ottiene successo. ci sono blogger che oggi contano decine di migliaia di visitatori al giorno. e questo successo (enorme, anche e soprattutto se si pensa alle cifre di distribuzione di un libro cartaceo, che sono ordini di grandezza inferiori) non lo devono a nessuno se non a loro stessi.
e invece cosa succede? arriva l’editore, si accorge che quel blogger significa un pubblico di centinaia di migliaia di persone, e allora gli propone di stampare un libro….
adesso bestemmio….
mi prudono le mani….
ma dio….
MA NON E’ ASSURDO?!?!?!
COSI’ I RUOLI SONO RIBALTATI!!!!
l’editore non fa un cazzo, non mi serve a niente, faccio tutto da solo…. e poi mi arriva bello bello pretendendo di fare un po’ di soldi pubblicando su carta (il SUO canale distributivo, quello controllato da LUI e non da ME) il MIO lavoro sapendo benissimo che delle MIE centinaia di migliaia di lettori qualche stronzo sicuramente andrà a comprarlo. (n.d.a.: non sono evidentemente io il fortunato blogger di cui parlo… era solo un esempio… )
che nervi!
che scorno!
che scoro!

e poi…
una volta per tutte…
adesso betemmio…
…E QUI MI CADE UN METEORITE SULLO SHIFT.
STA CAZZATA CHE SE NON SI PAGANO GLI EDITORI E I DISTRIBUTORI GLI AUTORI NON MANGIANO E’ LA PIU’ GRANDE MENZOGNA CHE SI SIA MAI PRODOTTA NEL MONDO DELL’ARTE E DELLA CULTURA.
QUANDO MAI AL GIORNO D’OGGI GLI EDITORI E I DISTRIBUTORI SERVONO AGLI AUTORI? DITEMI QUANTA GENTE CHE SUONA CONOSCETE… DITEMI QUANTI GRUPPI MUSICALI ESISTONO IN ITALIA… E ADESSO DITEMI QUANTO CI GUADAGNANO QUESTI GRUPPI DAGLI EDITORI E DAI DISTRIBUTORI…
UN CAAAAZZZOOOOO DI GUADAGNANO!!!!!!! OGGI COME SEMPRE FARE MUSICA E FARE ARTE SIGNIFICA FARE LA FAMEEEEEEEE!!!!!!!!!!!! SOLO I QUATTRO VIP DI MERDA IN CIMA ALLA HIT PARADE FANNO SOLDI A PALATE INSIEME AI PROPRI PRODUTTORI, TUTTO IL RESTO DEL MONDO, TUTTO IL RESTANTE 99,999999% DI CHI SUONA NON VEDE UNA LIRA E… EEE….. DIO MI MANCA IL FIATO….. E GLI TOCCAAAAAA PUREEEEEEE DI PAGAREEEEEEEE LA SIAEEEEEEEEE PER POTER SUONARE IN PUBBLICOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO……………………….. QUELLA SIAEEEEEEEEE DEI MIEI COGLIONIIIIIIIIIIIIIIIIIIII CHE FINISCE SEMPRE E SOLO IN TASCA A MOGOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLLLLLLLLLLLLL!!!!!!!!!!!!!!!!!!
…dio svengo….
EDITORI E DISTRIBUTORI OGGI NON SERVONO PIU’ A UN CAZZO DI NIENTE SE NON A FAR FARE ANCORA SOLDI A CHI NE HA GIÃ? FATTI A PALATE E A FRENARE E IMPEDIRE LA DISTRIBUZIONE DI TUTTI I GIOVANI E NUOVI AUTORI CHE VOGLIONO SOLO SUONARE!!!!!!!!!!!!
CACCIAMOCELO IN QUELLA ZUCCA DI MERDA CHE CI RITROVIAMOOOO!!!!! PAGARE UN CD ORIGINALE NON SERVE A SALVARE IL MONDO DELLA MUSICA, MA SERVE SOLO AD ARRICCHIRE DI PIU’ I SOLITI CHE HANNO GIA’ FATTO UN MARE DI SOLDI!!!!
…HHHHHHH….
VOLETE LA MUSICA??!?!?!?!??!!
VOLETE ASCOLTARE LA MUSICA DELLA GENTE, LA MUSICA DEL MONDO, TUTTA LA MUSCIA?!?!?!??!?!?!!
ALLORA SCARICATEVI TUTTI I CAZZO DI MP3 CHE VOLETEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE
…sbonk.






google earth

Thursday, March 1st, 2007

papervision 3D continua il suo sviluppo galoppante.
l’ho provato un po’, e sono riuscito a tirar fuori una mappa 3d da un file gis dtm (Digital Terrain Model).
senza documentazione è stato un p.i.t.a.
prima ho dovuto scrivere un tool java che mi traducesse dal formato dtm a quello ASE, che è un formato open per rappresentare modelli 3d, ed è anche uno dei due formati (assieme a Collada) che può parsare papervision. anche il formato ASE praticamente non ha documentazione, ci sono un paio di siti di smanettoni videogiochisti che danno qualche cenno sul formato solo perchè è utile per farsi livelli di unreal. non vi dico tirar fuori mesh triangolari da una sequenza di punti altimetrici dtm… cmq alla fine funzionava, grezzissimo, ma la mia valle d’aosta sullo schermo la vedevo, e ruotava pure:

problema: solo l’orografia del territorio arriva ad avere 22mila vertici e 44mila mesh… in pratica flash si assesta su un refresh rate di 0,3 frame al secondo, e non ho ancora iniziato a buttargli dentro i modelli meteo. un disastro.
allora comincio a documentarmi sul formato collada nel disperato tentativo di farmi una cultura sull’ottimizzazione delle mesh e palle varie. invece, complice il divano di casa, le 3 di notte, una sigaretta speciale e il pc da salotto, navigando scopro che collada è usato anche da google earth per importare modelli…
usti…
google earth…
perchè non ci ho pensato prima…
certo…
alla fine altro non è che un motore di visualizzazione di dati gis, esattamente quello che stavo cercando di farmi io, con il piccolo ed insignificante vantaggio di usare l’accelerazione openGL (e gira perfettamente anche su Linux, ovviamente)…
tanto al cliente non gli frega che il tutto giri in una pagina web, possono tranquillamente installarsi google earth sulle loro workstation e usare quello…
senza contare che da poche settimane hanno aggiornato il loro database geografico, e anche un posto come la val d’aosta adesso è perfettamente mappato, soprattutto per quanto riguarda l’orografia (p.s.: con le nuove mappe ho visto casa di mia nonna a bossico con parcheggiata davanti la macchina di mia zia…).

allora vado sul loro sito, e scopro che collada lo usano per importare modelli fatti con i soliti Maya, 3Dmax e compagnia bella, ma il vero formato di file che usa è il KML, basato su xml.
la documentazione stavolta c’è, ed è anche fatta bene, ci sono tutorial ed esempi su tutti i tipi di oggetti grafici e di dati previsti dal formato.
ci lavoro per due giorni tirati tirati e adesso ho flex per la gui di amministrazione dati e generazione file kml con le previsioni, e google earth per la visualizzazione.
ecco i primi test: è la temperatura del 25 febbraio 2007, mappata con un paio di grafici diversi.
funziona che è una meraviglia, velocissimo (fa tutto la scheda video), praticamente è un videogioco:















e qui qualche file kml, se volete provare ad aprirli direttamente con google earth:

grid 1000mt
grid 500mt
gridextruded 1000mt
gridextruded 2000mt

google earth è sicuramente una delle cose migliori fatte da google, dopo il motore di ricerca.