dibattiamo…
Saturday, March 24th, 2007“The trader” ha lasciato un commento al mio post precedente. stavo rispondendo, ma mi sono accorto che il discorso è delicato, e merita un post a parte.
il diritto intellettuale è tutto, e non è minimamente messo in discussione. è anzi proprio in difesa di quello che mi inalbero contro editori e distributori.
- punto primo: come editore/distributore consideriamo ad esempio la sony che, come saprete, si è comprata pressochè tutte le più grandi etichette discografiche del mondo per garantirsi potere distributivo, ovvero per garantirsi - giusto per fare un esempio - di spingere il proprio formato di dvd hd invece di quello della concorrenza. facile da comprendere: se tutti i dischi/film escono nel formato proprietario sony, siamo obbligati a comprare lettori sony, o se non altro i produttori di lettori dovranno adottare il formato proprietario sony. e per questo devono pagare la sony. non fa una piega.
- punto secondo: consideriamo il paradigma open source. chi fa software e lo rilascia in open source come fa a campare? sembrerebbe incomprensibile che gente (e sto parlando anche dei migliori programmatori del mondo: vedi un tal Linus Torvalds, ma è solo la punta dell’iceberg) impieghi “tempo, impegno e denaro” (per usare le parole di The Trader) per produrre qualcosa che poi i ragazzini si scaricano legalmente e gratuitamente.
- ecco, ve lo spiego: linus torvalds è pieno di soldi. si badi bene: non è l’uomo più ricco del mondo. non ha miliardi di euro da non sapere cosa farsene. ma è un benestante. è un professionista strapagato da fior fior di multinazionali.
- quindi com’è che funzia? funzia che quello che viene pagato è il lavoro. e il lavoro è suo, il diritto d’autore è pienamente rispettato.
- esempio: sei un’azienda che usa linux. hai bisogno di sviluppare qualcosa di complesso, e che non esiste ancora. chiami torvalds, ti fai fare un preventivo, e lui lavora per te. quello che produce serve a te, è customizzato su di te, segue le tue specifiche. quindi tu sei soddisfatto e hai ciò che ti serve. linus è soddisfatto perchè è stato pagato. in più, chiunque abbia bisogno della stessa cosa, chiunque abbia le stesse specifiche che avevi tu, può usare liberamente il prodotto fatto. il prodotto diventa standard, e si riparte per sviluppare nuovi prodotti.
- dirai: grazie al cazzo… ma così il mio vantaggio competitivo dove sta, se poi tutti usano quello che ho pagato io…
- e io ti dirò: hai mai pensato quanti soldi hai risparmiato potendo usare liberamente tutto il parco software opensource già esistente?!? hai mai pensato quanti soldi ti sarebbe costato far sviluppare da zero, o anche solo pagare la licenza di utilizzo per tutto il ben di dio che gira sui tuoi server? eh? quanto avresti pagato? di più o di meno che farti sviluppare solo ciò che ancora non esiste?
- e questo discorso non lo faccio io, lo fa la IBM, che a tutt’oggi è la più grande realtà informatica al mondo, più di microsoft e di chiunque altro. IBM spiega che non è sostenibile un modello di software esclusivamente proprietario, perchè è solo un freno allo sviluppo, e un freno fa produrre meno, fa sprecare risorse, in ultima analisi fa fare meno soldi. IBM non fa beneficienza, ma è tuttavia un’azienda illuminata da questo punto vista. IBM è un po’ di anni che monta linux sulle proprie macchine, e spende soldi per spingere linux come piattaforma.
- un altro esempio. prendiamo un programmatore che non è un genio come torvalds. ha qualche cliente, qualche azienda della sua città . sviluppa software in open source. dalle aziende si fa pagare l’installazione, la customizzazione, la consulenza, l’assistenza sul suo software. il programmatore guadagna. l’azienda risparmia. e la paternità del software è pienamente rispettata. chiunque lo può usare, ma nessuno lo conoscerà mai come chi l’ha fatto, e chiunque avrà bisogno chiamerà il programmatore.
- torniamo alla musica. il vecchio modello prevedeva che l’unico modo di far circolare la sua opera era di farne copie, dischi, cd, e ovviamente farle pagare. più si vende più si guadagna.
- io comprendo perfettamente che bypassare questo modello possa sembrare un mandare tutto a culo. il passaggio è drastico. ma se ci ragioniamo un po’ non è per nulla impossibile.
- per capire bisogna considerare le cifre. prima solo una minima, minimissima percentuale di chi produceva contenuti poteva accedere alla distribuzione. solo una piccolissima percentuale di chi aveva un gruppo musicale poteva sperare di vedersi produrre un cd. andando oltre, solo una piccolissima percentuale dei cd prodotti vende in modo rimarcabile, ovvero fa fare qualche soldo. la stragrande maggioranza dei dischi prodotti se vende 500 copie è andata bene, e, nel caso non lo sapeste, l’autore, il gruppo musicale, percepisce una percentuale del costo di copertina che è ridicola. se un cd costava 20 o 30 euro, l’autore ne percepiva 1 o 2. non è uno scherzo. perchè tutto il resto finiva per pagare tutto il sistema: il negozio che lo vende, la plastica della custodia, la duplicazione del supporto, la stampa della serigrafia e del booklet, il camion che lo trasporta, la pubblicità su carta e tv, e, ovviamente, il produttore e l’editore. la stragrande maggioranza dei cd messi a catalogo dagli editori vende meno di 500 copie, il chè vuol dire che l’autore, il gruppo musicale, può guadagnae 500 o 1000 euro. ma andiamo oltre. una piccola percentuale vende di più di 500 copie. ne vende qualche migliaio. questo significa che il gruppo sta diventando conosciuto. vuol dire che il disco è passato da qualche radio, che il nome del gruppo è noto, che gli spettacoli del gruppo hanno un seguito. e il gruppo quanto piglia? fate voi i conti. qualche migliaia di euro. ridicolo. un gruppo che passa la propria vita a perfezionarsi, che si fa una gavetta di anni, che si compra gli strumenti, che si paga le sale prove, che si paga gli spostamenti, alla fine guadagna qualche migliaia di eruo, che divisi per i componenti del gruppo è una cifra ridicola. solo chi diventa una rockstar comincia a poter campare decentemente con il proprio lavoro. e solo alcune rockstar in tutto il mondo diventano ricche, e i loro nomi li conosciamo tutti quanti. tutti gli altri, tutto il restante 99,9999% della popolazione umana che fa musica, che vorrebbe dedicare la propria vita a fare musica semplicmentente non può, perchè creperebbe di fame. chi vuole fare musica deve anche fare un altro lavoro per campare.
- questo è il sistema che ancora oggi si protrae.
- e noi dovremmo incazzarci perchè i ragazzini copiano gli mp3 illegalmente? e perchè mai dovremmo prendercela? non è forse meraviglioso che chiunque fa musica finalmente abbia la possibilità di distribuire globalmente e gratuitamente il prodotto del proprio lavoro? tanto, spero si sia capito bene, non ci avrebbe guadagnato un cazzo comunque. solo madonna è diventata molto ricca. tutti glia altri no. ma nemmeno ci riescono a campare dignitosamente con la musica.
- rincaro la dose. vogliamo forse credere che quei pochissimissimi fortunati che si vedono prodotto il proprio cd, e lo vendono, e vendono migliaia, o magari centinaia di migliaia, o magari milioni di copie, sono i migliori? vogliamo forse credere che chi vende è più bravo di chi non vende? che la musica che vende di più è quella fatta meglio? non è forse che sappiamo tutti benissimo che la musica che vende è semplicemente quella prodotta per vendere, quella che è più mediocremente fruibile dalla maggior parte della gente? non è forse che tutti diciamo che i take that fanno dischi di merda ma vendono perchè sono orecchiabili, perchè fanno il pezzo giusto, al momento giusto (e qui è il produttore ad essere l’artefice, non di certo i take that)? non è forse che il sistema discografico fa vendere dischi che sono facili, e riesce a venderli perchè li spinge con la pubblicità ? non lo sappiamo forse tutti che tutte le hit parade sono pilotate dagli editori? non lo sappiamo forse tutti che puoi anche essere un genio, ma se non ti produce la sony i soldi non li fai?
- e allora… dai cazzo… siamo seri: che danno fa chi copia gli mp3? o per meglio dire: a chi fa danno? al mondo degli autori, o al mondo delle multinazionali? fa danno alla buona musica, o fa danno alle società discografiche? abbiamo capito o no come cazzo funziona questo sistema? a noi, a noi utenti finali, cosa importa davvero? di ascoltare la musica che ci piace, o di ascoltare quella che ci vogliono vendere in più copie possibile?
- e ora, per chiudere il cerchio, torniamo all’open source e alla musica. il concetto di open source può essere applicato a qualunque contenuto, oltre ai programmi. gli americani hanno lanciato il marchio creative commons. a me sta bene, mi sembra un modello giusto, e lo appoggio. creative commons prevede che tu poni il tuo diritto d’autore su un contenuto, ma nel contempo ne permetti la libera circolazione. ti appropri della distribuzione, o per meglio dire, la consenti, a discapito del sistema tradizionale distributivo che vorrebbe vedere distribuiti solo i contenuti stampati su cd o su carta, e quindi vendibili in più copie, e quindi su cui ci può fare soldi. il sistema ci può fare soldi, non tu autore. a meno che non sei madonna.
- come può fare soldi un gruppo che distribuisce i propri brani come mp3 protetti da licenza creative commons? semplice: come fa soldi linus torvalds? non è forse possibile la stessa identica cosa per chi scrive note sul pentagramma invece che righe di codice? gli autori, da quando la storia dell’umanità è stata scritta, guadagnano quando suonano, come i programmatori open source guadagnano quando gli viene chiesto di scrivere software. i musicisti guadagnano quando fanno i concerti, chiariamoci bene le idee, rarissimamente guadagnano davvero vendendo dischi. i gruppi musicali guadagnano facendo serate in giro, facendo apparizioni in tv, non aspettando che la sony li caghi e gli faccia una campagna pubblicitaria dirompente per far vendere i cd. e in tutto questo, la libera distribuzione dei contenuti è il migliore dei mezzi possibili, e le multinazionali lo sanno, per questo spendono miliardi in campagne pubblicitarie in cui danno dei pirati, dei ladri, dei malviventi a chi copia i loro cd invece di pagarli 20 o 30 euro.
- se io sono un bravo musicista la mia musica piace, il mio mp3 circola, il mio nome circola, la mia fama aumenta, i miei concerti si riempiono, i miei cachet aumentano. se io faccio qualcosa che alla gente interessa, il modo di fare i soldi arriva. se linus torvalds scrive buoni programmi, le aziende lo chiamano, se la mia chitarra fa sognare la gente, la gente paga il prezzo del biglietto per ascoltarmi dal vivo.
- e qui apro l’ultimo punto, essenziale: quello che io metto in un mp3 della mia canzone, quello che io metto nel jpg di un mio quadro, non è la mia canzone originale, e non è il mio quadro originale. se vuoi l’originale lo paghi, ed è sempre stato così. lo sappiamo tutti benissimo che ascoltare un gruppo dal vivo non ha paragone con l’ascoltarsi l’mp3 sul pc. vedere le opere di un pittore ad una mostra non è come vedere un jpg sullo schermo. questo è il punto cruciale che si sottovaluta. la libera distribuzione dei contenuti digitali è solo distribuzione, è solo comunicazione, ma l’opera vera è altrove, e rimane l’unica cosa davvero valida. voi potete avere sui vostri hard disk tutti gli mp3 del mondo, ma andare in discoteca a sentire un dj che ci piace, andare in un parco a sentire un concerto, quella è la cosa unica e irripetibile, quella è la vera e unica fruizione dell’opera d’arte. e in quella nessun editore/produttore/distributore centra un cazzo di niente, lì c’è solo il mio quadro e il mio pubblico, ci sono io che suono, io che vibro sul palco con i miei fan. quello è ciò che vale. e la libera distribuzione dei contenuti non può che aiutare la gente ad arrivare a quello.
- copiare liberamente mp3 non è un’emerita stronzata, caro trader. è una piccola grande rivoluzione che io spero vivamente possa consacrarsi. per il bene di tutti gli onesti autori, e per il bene di tutti i simpatici fruitori. per il bene dell’opera d’arte.

