archivi di February, 2007




cacciare le mani sullo schermo

Friday, February 23rd, 2007


questi li tengo d’occhio. adesso non è più un ramo di ricerca dell’università di NY ma una company nuova di pacca pronta a commercializzare l’aggeggio.






Google App

Friday, February 23rd, 2007

Google News

mi piace quando i big si scannano fra di loro.
anche se, a mio parere, chi non è free oggi non la vince.
non pagherei mai una lira per usare un foglio di calcolo, anche se di google ed online.






escargot

Thursday, February 22nd, 2007

2007-02-14 16:10:05 - andata

il viaggio in treno. eh sì, più tranquillo, ci si mette poco di più, e costa un po’ di più, che lo rende ancora più snob. ed il treno è semi vuoto. vuoi mettere salire in treno a milano e scendere in centro a parigi dopo sette ore e mille chilometri di paesaggio?

differenze tra italia e francia: gli italiani producono motociclette, e ne producono un mucchio, i francesi no. i tedeschi almeno hanno la bmw, gli americani alla fin fine hanno giusto la harley davidson, i francesi non mi sovviene nulla, gli italiani hanno: aprilia, guzzi, piaggio, laverda, gilera, fantic, garelli, ducati, e chi più ne ha…
giusto i giapponesi (che in effetti hanno un’orografia non dissimile da quella italiana) producono un po’ di moto.

in effetti a scorrazzare in moto in francia non c’è gusto. è un immenso tavolo da biliardo, con colli che raramente superano i 5 metri di altitudine. vuoi mettere andare in moto in italia?

poi una banalità da viaggiatore che non è ancora entrato in parigi: in italia se ci sono venti minuti di ritardo non te lo dicono nemmeno, se sono due ore ti dicono che è un’ora finchè non arrivi. sul tgv ti avvertono dopo mezzora che sei partito che ci saranno 25 minuti di ritardo, e la vocina agli altoparlanti si scusa ogni ora di viaggio. alla fine il ritardo è di 18 minuti, e se hai problemi con le coincidenze c’è un vagone col personale adibito ai reclami. ma queste sono solo le solite banalità che raccontano gli italiani all’estero.

2007-02-22 15:41:15 - ritorno

una settimana è nulla per giudicare una città, anche se non mi è nuova e ci sono già stato, e c’ho qualche legame profondo. quindi vado di sensazioni.
una sensazione che ho ogni volta che ci vado è che è salutare come andare in settimana bianca. il primo giorno giri, il secondo soffri, il terzo è un dolore che parte dai calli dei piedi e arriva alla cervicale, il quarto rantoli, il quinto ti riprendi, il sesto fai 15 km e non ti accorgi. ed essendo parigi una città in una immensa pianura, basta una bava di vento che l’aria si ripulisce. senza contare che continuo ad essere convinto che in città come parigi e londra ci sia un decimo del traffico milanese per non dire romano.
i francesi sono belli, non c’è che dire, anche il più pezzente degli skater che incontri, o il più sfigato degli extracomunitari (ma un nero a parigi è capace di essere francese da generazioni), sono stilosi, non mettono mai i calzini a caso e, cosa che insegna, non mostrano griffe, scelgono bene e basta. per vestirsi bene non serve spendere.
i parigini sono snob? beh… sì dai, ma come non esserlo, soprattutto se hai di fronte un italiano con scritto “FIAT” sulla felpa che compra foulard di hermès sugli Champs Elysées :-)

parigi è tranquilla. ecco, questo mi lascia un po’ perplesso. come fa ad essere così tranquilla? è difficile sentire un clacson che suona alle 10 di mattina di un lunedì, e se la attraversi da parte a parte durante la notte non incontri che un paio di cani educati, sembra quasi di essere a venezia. e la delinquenza? davvero sono riusciti a reprimere nella periferia la rabbia sociale dei poveri cristi? davvero quando arrivano le undici di sera tutti hanno sonno e si addormentano? dio, hanno solo 3 canali tv, ma per quanto interessanti (non entro nel merito del confronto con la tv italiana…) davvero ti levano la voglia di mettere fuori il naso di notte? ma ad un parigino che gli girano i coglioni, quando è che gli hanno insegnato che l’unica cosa da fare è spegnere la luce e andare a letto?

mai definizione fu più azzeccata di “grandeur française”. sarà banale considerare che in italia tutti i soldi ai beni culturali finiscono in restauri, ma quando mai in italia per ogni presidente della repubblica uscente si costruisce un nuovo quartiere per miliardi di euro fatto dall’architetto più cool del globo? ve la immaginate una “Bibliothèque Nationale Italienne François Cossigà”? in italia per piantare due fili d’erba in un’aiuola di 6 metri per 3 ci vuole un finanziamento privato di uno dei massimi poli bancari nazionali, che poi ci pianta dentro un 6×3 pubblicitario col suo logo e frasi come “la banca che si prende cura dei tuoi spazi verdi”. a parigi invece prendono 200 ettari di verde e li piantano sulla facciata di un edificio. oppure allestiscono un orto botanico che nemmeno al museo di scienze naturali, e lo fanno dentro una fermata (ovviamente sotterranea) della metro. da noi quando organizzano una mostra ben riuscita ad un pittore morto cinque secoli fa ne parlano tutti i giornali per un anno, da loro non c’è fermata della metro (e hanno decine di linee di metropolitana) che non abbia una mostra allestita in galleria, dalla grafica ai video, dalla tecnica alla scultura. prendere la metro a parigi (per 1 euro a tratta, si noti…) è più educativo che un master alla bocconi. e hanno anche il nostro stesso fuso orario.

ma io non voglio parlare così bene di parigi, diomio, avrà qualcosa che non va, saranno umani pure loro. per esempio una casa costa anche 13mila euro al metro quadro, un monolocale da 30 mq vien via per un miliardo di vecchie lire. e con tutte le cazzo di case che ci sono in quella città, quanto sono ricchi sti parigini messi tutti assieme? eppure una cena in un ristorante all’apparenza senza pretese, ti delizia con ostriche, caviale, tartufi, piccione, e chi più ne ha più ne metta, per 38 euri a cranio menu degustazione. a bergamo ancora un po’ te li chiedono per una pizza. e se ti accontenti di un antipasto di foie gras, un filetto alla senape e delle patatine fritte, te la cavi con 16 euro. di sera. vino compreso. di fronte a montparnasse.

è vero, se buchi l’happy hour una birra parte da 7 euro, ma è anche vero che basta cercare appena un poco, e una rivistina gratuita che trovi un po’ ovunque ti elenca tutto quello che c’è da fare, nonchè decine di locali in cui una birra costa 2,5 euro tutta la sera, compreso quando c’è un gruppo che suona dal vivo. senza contare poi che in quel locale non solo l’atmosfera è quella di un buon vecchio Reef Cafè d’annata, ma ci incontri anche un tavolo di vecchie signore settantenni, in ghingheri, che ammiccano e muovono la testa al ritmo di un unplugged reggae fino all’una di notte. tanto di cappello. anche se in pelliccia.

e vogliamo parlare d’alta moda? ma no, troppo facile, a parigi c’è tutto. e in più c’è anche colette, dove puoi comprare l’ultimo abitino in macro paillettes di fendi da 5000 euro, assieme ad una tshirt vintage del tour di The Dark Side of The Moon del 73. sudore vintage compreso. oppure vogliamo parlare di una casa d’aste come drouot dove anche un pirla come me si deve trattenere a stento dal comperare una bottiglia di armaganc del ‘27 per soli duecento euro (base d’asta)?. e il mercatino delle pulci saint-ouèn? anche se forse ormai non ha più molto di quello di decenni fa, anche se chi conosce davvero parigi sa dove trovare i mercatini più piccoli, più economici, e più autentici: eppure per me è un pezzo ‘e còre. perdersi lì tra una bancarella di vestiti vintage, l’odore onnipresente di muffa, una brasserie scalcinata dove suonano rock di saint louis, vecchi che vendono tavolette del cesso rotte o scarpe usate spaiate, tutto questo esiste ancora, come un secolo fa, e sicuramente come quando io ero appena nato.

l’arte contemporanea poi a parigi è più classica di quella classica. una splendida scoperta è il palais de tokio: noi ci siamo arrivati dalla via sbagliata, opposta all’ingresso principale, e abbiamo scoperto che intorno, nelle viette che lo circondano, ci sono dei piccoli orti, in cui vari artisti ospiti del museo hanno piantato ortaggi, piante e fiori di ogni genere. la cacca di piccione ha avuto il sopravvento, ma l’idea di questi scampoli di vita che sospingono nel tempo la mamoria dell’artista passato è così poetica… l’immarcescibile centre pompidou poi, l’orgoglio del nostro renzo, non si smentisce mai: questo giro con dieci euro ci siamo visti cinque mostre. dai fumetti di hergè alle fotografie di wolfgang tillmans, passando per la classicissima collezione di arte moderna.
invece il louvre l’ho sempre evitato accuratamente, come la torre de fero: quelli me li tengo per quando avrò più di cinquant’anni. facciamo anche sessanta vah.

infine, a parigi Sirchia non c’è stato. a sfumazzare marlboro in faccia ai vicini di tavolo tra una portata e l’altra senza che nessuno faccia una piega è un piacere che ti senti fuori legge quando lo provi :-)

viva l’italia!

P.S.: a parigi non ho rinunciato a scoreggiare impunemente in pubblico. però, per paura che qualcuno capisse, le chiamavamo escargot.






parigi

Tuesday, February 13th, 2007

Kylie MINOGUE avoue avoir un faible pour les Puces de Paris Saint Ouen, on peut l’y rencontrer accompagnée de Olivier Martinez.

Comme elle, gens de lettre, de la culture, de la politique, du spectacle, du cinéma,de la télévision, en ont fait le lieu incontournable de leur promenade, les uns pour un peu de détente incognito, les autres pour chiner des idées de décoration. Jean-Paul Gaultier, Florent Pagny, Demi Moore, Mathilda May ou encore Charles Pasqua arpentent avec le même bonheur les allées indisciplinées et se délectent à fouiner dans un déballage chargé d’histoire.
On peut aussi y rencontrer Sharon Stone, Aznavour, Claudia Schiffer,Richard Gere, Catherine Deneuve, Vincent Lindon, Pierre Cardin, Pierre Arditi, Fanny Ardant, Amanda Lear, Florent Pagny, Faye Dunaway, Emmanuel Chain, Jack Lang, Madelin, Fabius, Yves Galland, Martine Aubry, Julien Dray, Chiara Mastroianni, Gilles Dufour, Cendrine Dominguez, Sharon Stone et son mari Phil Bronstein, Nathalie Garçon, Maxime Leforestier, Nathalie Decoster scultpeur, Anna Galvada, écrivain, sans oublier notre commissaire européen Michel Barnier, inconditionnel de ces balades culturelles à travers nos allées.






nomi dislessici

Friday, February 9th, 2007

daje.
quando non si può sviluppare un software perchè non ci sono nè soldi nè tempo abbastanti, allora si fa un video su come sarà il software.
è una vecchia tattica che funziona sempre, perchè accontenta te (che te la cavi in pochi giorni di lavoro) e il cliente (che risparmia e può comunque trovare finanziamenti e/o compratori).
ho fatto in tempo ad imparare ad usare after effects decentemente, ho fatto in tempo a fare un po’ di esperimenti con la programmazione delle sue expressions, ho fatto in tempo a fare la mia prima immersione nel suo nuovissimo linguaggio di scripting con le api del programma principale finalmente esposte, e ora è tempo di buttare tutto e di passare a linux!

il meccanismo ormai mi è chiaro: passare da un sistema ad un altro è un’operazione catartica. si buttano i fronzoli e le sovrastrutture del vecchio sistema, mentre restano i concetti, resta la comprensione dei meccanismi. nel caso specifico, fare un video è un’operazione che si può ridurre alla ripetizione di un solo passo elementare: fare dei puzzle di immagini. un video è un insieme di fotogrammi, e ogni fotogramma è un insieme di oggetti grafici. e questo vale che voi lavoriate con avid, con afterfx o con i tool di linux.

nel caso specifico io mollo after effects per passare a cinelerra (ok, il nome è stato partorito da un dislessico, e hanno il sito più merdoso che abbia mai visto, a partire dal logo che raggiunge livelli allucinanti di bruttezza). esiste anche jahshaka (ma lo fanno apposta coi nomi?!?!), che sta venendo fuori ultimamente come alternativa più semplice e user-friendly di cinelerra.
cinelerra è un programma molto potente, intelligente, e complesso. jahshaka è il novello sfidante, più semplice, più innovativo, ma, si dice, non con tutte le funzionalità del veterano.

installazione.

cinelerra parte già radical.
se ne sbattono letteralmente le palle di rilasciare binari, bensì solo sorgenti. in più ti dicono chiaro e tondo che se non hai una macchina a 64 bit funziona male. bravi, mi piacciono quelli radicali.
sono due le feature maestose di cinelerra: utilizzo intensivo delle schede OpenGL 2.0 anche nel rendering (!!!!! avete letto bene… un po’ come lavorare con una silicon graphics… roba che after effects si scorda, visto che usa OpenGL solo nelle preview, e lo usa talmente di merda che di solito è più veloce disabilitandolo), e predisposizione nativa alla creazione di render farm (in soldoni vuol dire che ti installi cinelerra come command tool su tutti i pc che hai in rete locale, poi lanci la gui solo su uno e quello usa tutti gli altri per renderizzare. e lo fa davvero. ed è davvero semplice. ci sono studi che usano render farm cinelerra per renderizza film HD, ovvero in 1920×1080 pixel, in tempi da video DVD).
fortunatamente poi c’è qualche sant’uomo che ha messo in giro dei binari del programma, perchè la compilazione sembra un pain in the ass. non vi do link perchè ce ne sono un mucchio, e dipendono non solo dalla distro, ma anche dall’architettura del processore.
il mio primo tentativo mi ha portato ad un’installazione senza accelerazione OpenGL: purtroppo devo finire il lavoro entro stasera, quindi per oggi mi accontento, all’accelerazione ci lavorerò in futuro.

jahshaka invece è l’esatto opposto.
dal loro sito si scaricano i binari per le principali distro (tra cui ubuntu), nonchè per windows e osx. fico eh? peccato che per fare così hanno rilasciato solo la versione x86, e fanculo ai 64 bit. non solo, sembra che manchi anche una versione per ubuntu edgy e ci sia solo quella per la dapper, che su edgy non va. tanto mi basta. jahshaka lo lascerò maturare ancora un po’, intanto punto su cinelerra.

cominciamo.
creo un progettino di prova, e la differenza tra open e proprietario salta subito fuori. il progetto viene salvato in un file xml. questo significa che posso scrivermi un programmino che genera progetti cinelerra, e che poi lancia cinelerra da riga di comando per farli renderizzare. questo significa che cinelerra è il tool perfetto per la generazione automatizzata di video. questo significa che se l’avessi saputo mi sarei risparmiato un lavoro di mesi un paio d’anni fa. o almeno una parte del lavoro. amen.
per prima cosa importo una base audio, in formato mp3. after effects ha sempre avuto problemi a gestire gli mp3, perdeva il sincro con le immagini, ed ero costretto a convertire prima in wav per poter lavorare. sembra che cinelerra si comporti meglio, ma mi aggiunge una frazione di secondo di noise all’inizio della traccia, il chè mi obbliga a ritornare anche in questo caso all’uso di un wav.
passo alla prima immagine, importo un tiff, e tutto fila liscio. lo trascino dalla library alla timeline, e tutto è come ci si aspetterebbe tranne una cosa: nelle sei (6!) ore che seguono le ho provate tutte, ma non sono riuscito in nessun modo a spostare le tracce. che siano audio, clip, immagini, partono tutte dal secondo 0 e non c’è verso di spostarle nel tempo.
allora: è ovvio che sono io a non aver capito come si fa, è ovvio che chi ha fatto cinelerra non pensava che tutti i clip realizzabili avessero tutti gli oggetti grafici e audio che partono dal secondo 0, ma un sistemino un po’ più intuitivo non potevano trovarlo? mi sono anche letto un manualone di non soquante pagine ma, sarà la mia stanchezza di questi giorni, non ne sono ancora venuto a capo.
morale, dovevo finire il mio clip entro la giornata, e alle 18:00 ho dovuto switchare su after effects (sotto vmware).
un’onta per me…
se posso darvi un cosiglio: per imparare cinelerra ci vuole più di una mezza giornata.

una notarella: se notate che after effects (ma anche altri programmi) non fa il refresh dello schermo correttamente in vmware, dovete fare tasto destro sul desktop (di windows, ovviamente) -> proprietà -> impostazioni -> avanzate -> risoluzione problemi -> e qui spostare l’accelerazione hw più verso il min che verso il max. il mouse andrà più lento, ma lo schermo si updaterà correttamente.






vita da freelance

Friday, February 2nd, 2007