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Tuesday, August 29th, 2006P.S.: grazie a lorenzo per la dritta!
P.S.: grazie a lorenzo per la dritta!
ieri sera mi sono addormentato presto, forse troppo presto, ed eccomi alle sette e dieci in studio davanti al monitor.
avevo lasciato il pc acceso (stavo scaricando Bells of death dei Dub kult, pezzo tremendo, l’apocalisse in mp3) e stamattina mi ritrovo il desktop pieno di finestrelle di amici di skype che davano la buonanotte o chiedevano se ero online. sapete che vi connettete tutti verso le undici e mezzo di sera? nemmeno vi avessero fatto su con lo stampino.
saranno i continui richiami che mi fate, ma non riesco a togliermi dalla testa freaks:
“Gooble-gobble, gooble-gobble,
We will make her one of us.”
penso che raramente nella mia vita un film sia stato più ironicamente invischiato nelle mie vicende personali. un gran film, comunque, c’è poco da stancarsi a ripeterlo.
che è?
checcevò?
ma se può?
una parola, anzi due, che turbano questa mia nottata agostiana.
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da cosa può dissiedere un lappone?
l’ho incontrato lungo il borgo. si parlava di tempo, e poi siamo finiti su un rognoso problema di tasse di successione che affligge il popolo lappone da più di un secolo.
poi mi ha spiegato qualcosa sul fatto che perloppiù nella vita si comunica senza sapere di stare comunicando. diceva che la consapevolezza di essere ascoltati è il motore della comunicazione, la cosa che rende tutto semplice e virtuoso, ma che purtroppo perloppiù questa consapevolezza manca.
il lappone non era malvagio. si chiamava Sami, Samit, non mi ricordo, un nome lappone.
doveva aver avuto rogne con una donna, si capiva dallo sguardo triste e da continue digressioni assolutamente inutili e slegate dal discorso riguardo una tal Sulnoppa, Sulinippa, boh, altro nome lappone.
poi si era lamentato molto per gli spostamenti di lavoro cui era obbligato ormai da anni. aveva girato mezzo mondo, ma adesso cercava un po’ di stanzialità. vendeva tralicci per conto di una grossa compagnia russa.
ad un tratto ha visto una ragazzina giovane che gli piaceva, ed è corso via inseguendola e urlando parole sconnesse in lappone. correndo ha perso uno zoccolo. perchè i lapponi portano gli zoccoli.
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ho visto il citofono di fianco all’appartamento milanese dove studia mio fratello.
non ho resistito e sono entrato, ma non sono più riuscito ad uscirne… c’è un universo là dentro…
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Mater Santissima
Mater Inviolata
Mater Immacolata
Mater Bbbona
Mater Mater
Mbuti
ieri serata alla festa di Borgo Santa Caterina. doveva esserci una splendida cena per strada, un po’ come fanno i veneziani per Il Redentore. solo che nel pomeriggio aveva piovuto, e i bergamaschi hanno fatto saltare la festa per non correre il rischio (non concretizzatosi per altro) che piovesse anche di sera. ovviamente 8 volanti della polizia pattugliavano tutti gli ingressi al borgo. si pattugliavano fra di loro insomma. giusto, mi sembra una scelta saggia e ponderata. per esempio se a natale nevicasse sarebbe il caso di non festeggiarlo. adoro il pragmatismo con cui i bergamaschi scelgono la tranquillità. così come adoro i grandi festeggiamenti per ferragosto. si poteva persino scegliere: o visita guidata alle fogne sotto le mura, ore 16:00, o festa per bambini da 0 a 3 anni, ore 17:00. ibiza sucks.
l’hemingway ha chiuso. vendono.
l’ud ha chiuso. hanno anche già venduto.
il daragi era aperto, e con quest’abile mossa resta l’ultimo locale in città. non si può che andare lì. anche yuyu ci è andata a lavorare, vista la penuria di scelta. “ciao enrico, vuoi un altra birra?”. soka… mi chiamo federico… comunque sì, un’altra media grazie.
data l’euforia compulsiva della festa del borgo, optiamo per un primo “Ai Santi”, ristorante in fondo al borgo.
un buon primo (di più non avevamo fame, il daragi è sempre prodigo di spuntini), un buon vino, caffè, 15 euro a testa. temevo peggio, vista la forma inestricabile del piatto.
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un paio d’ore di BestOfGoogleVideo e a nanna. oggi sveglia presto. mezzogiorno e mezzo e già aprivo gli occhi.
…massivamente da un po’ di settimane.
http://www.live365.com/stations/desmond_dekker
non riesco a smettere.
c’è un’infinità di musica reggae, capisco anche chi, dopo averci provato un pochino, dice che è tutta uguale. ma ovviamente non è così.
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un nome provvisorio potrebbe essere parallelità, una versione più materica di parallelismi. per descrivere una certa parte della realtà si deve ricorrere all’irrealtà, per raccontare la propria esistenza vengono utili le esistenze parallele, quelle che non accadono, le scelte non fatte, le cose non viste, le vite non vissute. questo intendo per parallelità.
la sega mentale (mentale… tz tz… certo…) è l’attività che più ha segnato la mia vita. e così sia.
per questo mi ha tanto colpito e commosso il “pensare ed essere sono la stessa cosa”, perchè se non sono la stessa cosa…