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stasera ho conosciuto un dissidente lappone.

Friday, August 18th, 2006

da cosa può dissiedere un lappone?
l’ho incontrato lungo il borgo. si parlava di tempo, e poi siamo finiti su un rognoso problema di tasse di successione che affligge il popolo lappone da più di un secolo.
poi mi ha spiegato qualcosa sul fatto che perloppiù nella vita si comunica senza sapere di stare comunicando. diceva che la consapevolezza di essere ascoltati è il motore della comunicazione, la cosa che rende tutto semplice e virtuoso, ma che purtroppo perloppiù questa consapevolezza manca.
il lappone non era malvagio. si chiamava Sami, Samit, non mi ricordo, un nome lappone.
doveva aver avuto rogne con una donna, si capiva dallo sguardo triste e da continue digressioni assolutamente inutili e slegate dal discorso riguardo una tal Sulnoppa, Sulinippa, boh, altro nome lappone.
poi si era lamentato molto per gli spostamenti di lavoro cui era obbligato ormai da anni. aveva girato mezzo mondo, ma adesso cercava un po’ di stanzialità. vendeva tralicci per conto di una grossa compagnia russa.
ad un tratto ha visto una ragazzina giovane che gli piaceva, ed è corso via inseguendola e urlando parole sconnesse in lappone. correndo ha perso uno zoccolo. perchè i lapponi portano gli zoccoli.






citofoni

Thursday, August 17th, 2006

ho visto il citofono di fianco all’appartamento milanese dove studia mio fratello.
non ho resistito e sono entrato, ma non sono più riuscito ad uscirne… c’è un universo là dentro…






un nuovo tag a questo blog. (ma come parlo?!)

Wednesday, August 16th, 2006

un nome provvisorio potrebbe essere parallelità, una versione più materica di parallelismi. per descrivere una certa parte della realtà si deve ricorrere all’irrealtà, per raccontare la propria esistenza vengono utili le esistenze parallele, quelle che non accadono, le scelte non fatte, le cose non viste, le vite non vissute. questo intendo per parallelità.

la sega mentale (mentale… tz tz… certo…) è l’attività che più ha segnato la mia vita. e così sia.
per questo mi ha tanto colpito e commosso il “pensare ed essere sono la stessa cosa”, perchè se non sono la stessa cosa…






zero

Friday, February 3rd, 2006

ieri sera sono andato allo “zero” con mio padre.
non so quanti di voi possano vantare una simile impresa, andare un giovedì sera (manco un sabato o un venerdì) con il proprio padre (quello unico e incontrovertibile) in una disco di azzano. io: 33 anni. mio padre: 58 anni fra pochi giorni.
insomma, non l’avrei mai detto, e invece mio padre ha buttato subito bamba sul cofano della XM e da lì la serata è esplosa.
dentro, un delirio di spogliarelliste francesi ancora in costume nel dopo lavoro. mio padre è già pronto in calzoni di pelle e camicia in silicone di TokioManzo (merda tessile costosissima dal sol levante).
un gin tonic per uno, e fanculo al diabete.
i “The Bone” arrivano tardi, e tutti sbronzi marci, e pallidi da roba tagliata male, che come cazzo faranno a suonare?
finisco di indurirmi da bamba e becco mio padre sotto il palco a scaldare una pasticca con un suo amico di radio popolare che armeggia con una bottiglia di plastica.
le spogliarelliste si scaldano, il gin tonic finisce, i Bone iniziano.
ed è il delirio.
vuk apre con un assolo di venti minuti. e’ lui. e’ solo lui, e tutto il resto è niente. ti prende lo stomaco, per le maniglie dell’amore, e ti estrude in un’altra dimensione.
mio padre me la mena duro sul volume che è troppo basso. gli dico che non siamo mica ad un concerto hardcore. tiro fuori una panetta e ci rolliamo uno spliff assieme. poi due cilum. poi svengo.
mi restano pochi flash, ora sono finalmente a casa.
di là mio padre dorme, con due o tre ragazze che non hanno retto all’ultimo giro di blavod che vedo sul tavolo.
vado a cercare il popper in cucina e mi accorgo che la storia del rock da stasera ha un capitolo in più.