perchè non scrivo più nel mio blog
Wednesday, June 30th, 2010perchè un uomo nella sua vita ha pochissime cose buone da dire. tutto il resto è noia.
sedici anni fa scoprivo il www.
quindici anni fa mi innamoravo di internet con irc.
dodici anni fa ci si apriva una homepage.
sette anni fa esplodeva il mondo dei blog.
quattro anni fa andava di moda second life.
tre anni fa il must era facebook. e due anni fa twitter.
quest’anno è il momento degli smatphone con tutti i loro derivati.
e allora mi sono dedicato a capire come funzionano le cose da dentro, dietro. non mi interessa più cosa può portare a dire la spontaneità di un uomo, perchè l’ho esaurita, ce l’ho messa tutta. ora mi interessa capire come funziona il mondo mainstream, come si fa un motore di blog, come si fa un network come secondlife, come si sviluppa un’interfaccia come quella degli smartphone.
l’epoca della spontaneità è finita, la sincerità spero di no, ma le buone idee arrivano a vent’anni, a trenta, e alla soglia dei quaranta diventano una caricatura. un onesto quarantenne dovrebbe fare come feltrinelli, dovrebbe lottare a costo della vita per le buone idee che ha avuto. dovrebbe…
questo blog è arrivato, nel suo periodo di massimo splendore (direttamente proporzionale al periodo di massima produzione), ad avere qualche centinaio di lettori unici al giorno. ora non c’è più nessuno che lo legge, e non crediate, voi “nessuno” che lo state leggendo, che non me ne dolga. se c’è una cosa di cui l’uomo è ghiotto è di avere un seguito, di sentirsi utile, seguito, ben voluto, ma sempre e soprattutto di appartenere ad un gruppo, ad un fenomeno sociale, perchè noi siamo esseri sociali. l’importante è partecipare, come recitavano ethelbert talbot, de coubertin, gaber e tanti altri. una volta si usava semplicemente la parola “successo”, anche se per un blog non è mai stata legata al concetto di soldi. noi, quelli come me, hanno avuto la possibilità di avere un pubblico senza corrompersi con il mondo mainstream. abbiamo provato una libertà che il mondo della censura manco si accorgeva fosse possibile. il piacere che ne è derivato è indescrivibile, e resterà parte predominante e ricordo preponderante della mia vita. internet è stata come una grande woodstock, che ancora le generazioni prima di noi stentano a capire come funziona, e quelle dopo si rammaricano di non averla vista nascere.
ma non biasimiamoci, questo post non vuole essere un requiem, ma un inno al futuro migliore possibile per ciò che di più importante abbiamo. uno schermo, una tastiera, e un botto di merda che da qualche parte dovrà pure uscire.

